I “buoni” giocatttoli

I bambini hanno sempre giocato, mentre l’invenzione del giocattolo è figlia dell’età moderna e oggi più che mai il giocattolo moderno e industriale è presente nella vita dei bambini e nelle nostre case: i bambini di oggi forse hanno troppi giochi? Sicuramente anche le camerette sono parecchio più piccole che in passato, così il nostro soggiorno “in assetto” non è molto diverso da uno spazio ludico attrezzato!
Personalmente per noi non è un dramma, lasciamo alle bambine lo spazio che serve loro per giocare e rimandiamo per ora la fase di ordine e minimalismo, ma ci sentiamo coinvolti, anzi per dirla tutta ci diverte tanto, scegliere con cura ciò che troverà spazio a casa nostra e che sarà compagno di gioco e di crescita delle nostre bambine.

In rete poi abbiamo trovato un’interessante studio pedagogico “I “buoni” giocattoli – Modelli e orientamenti educativi di un gruppo di genitori nella scelta dei giocattoli” di cui qui di seguito riportiamo le considerazioni chiave:

  1. i giocattoli sono oggetti e strumenti realizzati dagli adulti per il gioco infantile;
  2. i giocattoli determinano un importante fattore di condizionamento del gioco dei bambini e gli adulti, in particolare i genitori, attraverso i giocattoli hanno il potere di influenzare in maniera significativa il gioco dei bambini;
  3. nella fisionomia del contesto famigliare della nostra società, i giocattoli fanno parte delle relazioni fra genitori e figli, connotandone un aspetto particolare e importante: quella delle attenzioni e della “cura” riferite al gioco dei bambini;
  4. nella nostra realtà sociale ed educativa, il giocattolo non si configura semplicemente come accessorio ludico più o meno effimero dal punto di vista materiale, e nemmeno come “oggetto prezioso”;
  5. nella progressiva diffusione dei giocattoli nella quotidianità della vita infantile, i giocattoli hanno “colonizzato” il gioco, ne determinano le forme e i contenuti, ribaltando quindi i termini di un rapporto dove era il gioco a richiedere l’eventuale uso di oggetti più o meno strutturati.

Assumendo queste considerazioni, le riflessioni sul tema continuano nella pedagogia e vi lasciamo con queste citazioni:

Giocattoli, bambini, solitudine e civiltà moderna:

Si deve a Brian Sutton-Smith (2002) l’analisi più puntuale in chiave antropologica ed educativa sul giocattolo del nostro tempo. La critica più frequente rivolta ai giocattoli moderni (di cui il videogioco è la più recente espressione), che isolano il bambino enfatizzando una condizione di solitudine e asocialità ludica che preoccupa gli adulti, in realtà si rivelerebbe come una falsa coscienza. Il bambino, afferma Sutton-Smith, viene isolato fisicamente nell’ambiente domestico con spazi e“contenitori” fatti apposta per lui, ma viene stimolato intellettualmente attraverso i giocattoli: «Ci sono, naturalmente, giocattoli che richiedono la cooperazione con altri, ma quello che si vuole sottolineare è che non è questo lo scopo principale dei giocattoli. I giocattoli sono sempre stati il modello della solitudine su cui è basata la civiltà moderna, che ha bisogno di gente capace di affrontare in relativa solitudine gli scopi prefissati, perseguendoli con successo fino alla fine» (Sutton-Smith2002, p.61).

Ludoteche domestiche, estetica, tecnologia, fantasia e significati:

La “ludoteca domestica”, costituita dall’ammontare di giochi e giocattoli di cui un bambino dispone nella propria casa, rivela il profilo di un’educazione estetica e tecnologica, fantastica e cognitiva, affettiva e aggressiva di cui i giocattoli sono portatori e gli adulti i fornitori più o meno consapevoli (Farné 1998). I giocattoli, in quanto prodotti degli adulti che si rivolgono ai bambini, non hanno in sé alcuna aura di purezza e di innocenza; come la letteratura per l’infanzia, anche i giocattoli rivelano ai bambini una realtà sotto mentite spoglie: in miniatura o trasfigurata o deformata, al maschile o al femminile. A partire da questa condizione, il giocattolo moderno vive una doppia condizione di senso: quella che gli attribuisce l’adulto che lo acquista e lo dona al bambino sulla base di una propria “intenzionalità”, e quella del bambino che lo riceve e che fa vivere (e morire) quell’oggetto nei suoi giochi, nella libertà della propria ricerca di senso.

Privacy Policy